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27.04.2012 - Il Venerdì di Repubblica tramite Bortone Vivai


Ultimi indizi dalla chimica. Il vino rosso fa bene, ma il perché è un mistero.


Alex Saragosa

Ultimi indizi dalla chimica: il vino rosso fa bene, ma il perché è un mistero... La ricerca più recente dice che un componente, il piceatannolo, inibirebbe la produzione di grassi. Altri esperti frenano: non sarebbero infatti le singole molecole, ma la bevanda intera a influire sulla salute ...

In Italia beviamo vino da oltre cinquemila anni e, in tutto questo tempo, ci siamo per lo più limitati a constatare che “fa buon sangue”. Da quando, una trentina di anni fa, gli americani hanno scoperto questa bevanda (e il fatto che i francesi, che ne bevono in abbondanza, siano più in salute di loro), non passa giorno che non trovino una nuova qualità benefica del vino, che a noi era sfuggita. L’ultima arriva dalla Purdue University di West Lafayette (Indiana), dove il team del biologo Kee-Hong Kim ha scoperto che, in colture cellulari, un componente del vino, il piceatannolo, inibisce la maturazione delle cellule adipose, che così non possono arrivare allo stadio in cui cominciano ad accumulare grassi. Anche se per il momento non si può sapere se lo stesso effetto si verifichi sugli esseri viventi (le prove sui topi obesi devono ancora cominciare), i titoli giornalistici hanno già tradotto la nuova scoperta in: “Il vino fa dimagrire”. In questo modo, i presunti poteri dimagranti del piceatannolo vanno ad aggiungersi alla lista (lunghissima) di quelli di un altro componente del vino rosso, il celebre resveratrolo, al quale, nel tempo, sono stati attribuiti effetti cli prevenzione delle malattie circolatorie, dell’invecchiamento, delle infiammazioni, del diabete e persino di alcuni tipi di tumore. La valanga di scoperte o presunte tali, più che l’industria del vino, ha favorito quella dei “supplementi in pillole”, fra i quali il resveratrolo è già best seller. “Il resveratrolo, in alte dosi, potrebbe servire come farmaco per contrastare alcune patologie” dice Gian Luigi Russo, ricercatore all’istituto di scienze alimentari del Cnr. “Cosa diversa è impiegarlo in persone sane come “supplemento”, una pratica che in altri casi si è dimostrata inutile se non dannosa, perché un organismo sano è già in equilibrio. Inoltre è strano che una stessa molecola possa avere effetti “miracolosi” su patologiche così diverse”. Dubbi senz’altro autorevoli, ma a terremotare l’ascesa del resveratrolo è arrivata, nel gennaio scorso, la scoperta, da parte dell’Agenzia Usa sulla correttezza scientifica, che gli studi su questa molecola fatti da Dipak Das, uno dei principali sostenitori della sua efficacia, contenevano ben 145 alterazioni di dati che ne esageravano l’efficacia, probabilmente per favorire appunto - l’industria dei supplementi. Per tornare invece al vino e ai suoi reali benefici, nel febbraio scorso uno studio condotto da Gemma (Chiva Blanch, dell’Ospedale Universitario di Barcellona, ha confermato che il rosso aiuta cuore e circolazione, ma non solo grazie ai suoi antiossidanti. I ricercatori hanno somministrato per un mese dosi equivalenti di vino rosso, gin o resveratrolo in pillole a 67 persone a grave rischio di attacchi cardiaci. Hanno così scoperto che il vino rosso diminuisce nel sangue i fattori infiammatori, ma che effetti analoghi (sebbene non allo stesso livello) hanno anche l’alcool del gin e il resveratrolo da solo. “E questo è il punto” dice Russo. “Non è chiaro a cosa sia dovuto l’effetto protettivo del vino rosso sull’apparato circolatorio. Non al solo resveratrolo, presente in dosi minime in un bicchiere di vino, che in gran parte non arrivano neanche nel sangue. La realtà è che il vino è un mix complesso di sostanze, che hanno effetti diversi, a seconda delle dosi e della combinazione fra loro, in una interazione sinergica. Se si vuole godere davvero dei suoi effetti benefici, lasciate le pillole agli americani e bevetelo a tavola, con moderazione”. Cosa che facciamo, appunto, da cinquemila anni.

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