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Wine In Moderation

"Il vino conforta la speranza"
Aristotele,
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15.10.2012 - Corriere della Sera


Le regole per il vino a tavola. Poco ma buono, e all'età giusta

Non esiste una «dose» valida per tutti. Gli effetti del consumo moderato di alcol nella giungla degli studi spesso contradditori.



Elena Meli

Bere un po' di vino fa bene o fa male? Domanda delicata ma necessaria, vista la mole di ricerche spesso contraddittorie sul tema: durante l'ultimo congresso della Società Italiana di Prevenzione Cardiovascolare, ad esempio, è stato presentato uno studio italiano secondo cui anche un consumo moderato di alcol potrebbe avere effetti negativi sul cuore di persone con fattori di rischio cardiovascolare; nello stesso periodo sull’European Heart Journal è uscita una ricerca Usa che, al contrario, dimostra come chi sopravvive a un infarto e beve un pochino di vino con regolarità abbia una mortalità più bassa. La ricerca italiana, condotta da Maria Grazia Modena, docente di cardiologia all'Università di Modena-Reggio Emilia, ha coinvolto 300 uomini e donne che dovevano sottoporsi a una coronarografia perché avevano sintomi cardiaci o fattori di rischio cardiovascolare importanti; indagando il loro consumo di vino, la cardiologa ha scoperto che berne un paio di bicchieri al giorno può aumentare di circa il 15% il rischio di danni alle coronarie.

«Si tratta di emiliani, cioè persone che non seguono proprio da vicino i dettami la dieta mediterranea - specifica Modena -. Detto ciò, l'effetto negativo si ha specie in chi ha fattori di rischio cardiovascolare come ipertensione, diabete, fumo, obesità: in questi soggetti, che già hanno una probabilità alta di danni coronarici, l'alcol pare diventare un fattore che moltiplica il rischio di lesioni ai vasi cardiaci. I dati perciò impongono cautela, indicando che le dosi da non superare sono probabilmente un po' inferiori al previsto: nel nostro caso gli effetti deleteri si sono osservati già con 20-30 grammi di alcol anziché con i 40 che l'Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia di non superare. Del resto è noto che l'alcol ad alte dosiè dannoso su fegato, vasi e cuore: i risultati del nostro studio confermano che è bene non esagerare, specie se si è avanti con gli anni, si fuma, si soffre di pressione alta, diabete o si ha il colesterolo alto».



Di tutt'altro tenore i dati dello studio americano, in cui sono stati seguiti per 20 anni duemila uomini che avevano avuto un infarto: chi beveva un paio di bicchieri di alcolici al giorno ha visto ridursi del 14% la mortalità generale e del 42% quella per cause cardiovascolari rispetto agli astemi, con effetti più consistenti in chi era un bevitore moderato già prima dell'infarto. Nei primi mesi del prossimo anno dovrebbe essere pubblicato un documento «di consenso» delle Società scientifiche italiane sulle conseguenze di un consumo moderato di alcol.



Nel frattempo però come orientarsi? Quali sono i veri effetti del vino sul cuore? «Intanto va chiarito che per consumo moderato si intende non superiore ai 40 grammi di alcol al giorno per l'uomo (circa 3 bicchieri di vino) e ai 20-25 nelle donne (2 bicchieri) - spiega Andrea Poli, direttore scientifico della Nutrition Foundation of Italy -. Gli studi indicano che entro questi limiti si possono avere effetti cardiovascolari favorevoli: l'azione dell’etanolo presente negli alcolici dipende per il 60% dall'aumento del colesterolo «buono» HDL, per un 30% dalla riduzione dell’aggregazione delle piastrine e quindi della formazione di trombi e per un 10% dal miglior controllo della glicemia. Esiste una chiara relazione tra dose consumata e risposta osservata ma i dati arrivano da studi di «osservazione» e mai di intervento, per cui è complicato avere la certezza assoluta di un effetto positivo: il profilo cardiovascolare migliore potrebbe in parte dipendere dal fatto che un bevitore moderato è, in media, una persona con un buon stile di vita. Inoltre va detto che l'alcol tende ad aumentare il rischio di ictus emorragici».



Allora, il paradosso francese, secondo cui oltralpe la bassa incidenza di malattie delle coronarie a dispetto del consumo di molti grassi si avrebbe proprio grazie al vino, è una leggenda? «Non esistono prove reali e seguendo lo stesso ragionamento potremmo dire che chi non ama il vino campa di più: i giapponesi, che non lo bevono, hanno l'aspettativa di vita più alta del mondo» interviene Andrea Ghiselli, ricercatore del Centro Ricerche in Agricoltura. «Valutando i dati sulla mortalità in generale, per bilanciare i possibili effetti positivi cardiovascolari con quelli negativi dell'alcol, vediamo che si ottiene una curva a "J": i bevitori moderati muoiono meno degli astemi, i bevitori medi come chi non tocca alcol, i forti bevitori muoiono più di chi non beve - riprende Poli -. Il minimo di mortalità, circa il 20% in meno rispetto agli astemi, si ha per un drink alcolico al giorno: con questa dose evidentemente si ottiene il massimo dai possibili effetti cardiovascolari positivi senza risentire troppo dei danni da alcol». «Le curve di mortalità vanno valutate anche per età e sesso: negli uomini fino ai 35 anni, ad esempio, il minimo di mortalità si ha con un consumo di alcol pari a zero - riprende Ghiselli -. A 50-60 anni cresce la probabilità di eventi cardiovascolari, così il massimo della "protezione" si ha nell'uomo con 1 bicchiere di vino al giorno, nella donna con 3 alla settimana. Questo perché non tutti siamo uguali di fronte all'alcol».



«Non esiste una raccomandazione univoca, valida per tutti - conferma Poli -. Un uomo con una storia familiare di eventi cardiovascolari che ama concedersi un po' di alcol può farlo, restando nei limiti consigliati (e forse, se astemio, dovrebbe considerarne il consumo); a una donna con familiarità per il tumore al seno raccomanderei invece forse di evitarlo, per mettersi al riparo dall'incremento di rischio di cancro indotto dall’alcol che nel suo caso potrebbe "pesare" di più». Così, se in passato molti si sono spinti a dire che il vino fa bene senza troppi distinguo, oggi pare arrivato il momento di una maggiore consapevolezza: «Dovremmo togliere il vino dalla piramide alimentare perché l'alcol, stando anche alla definizione della Federazione delle Società Italiane di Nutrizione, non è un nutriente vero e proprio ma solo un elemento di interesse nutrizionale - osserva Ghiselli -. Bisogna dissetarsi con l'acqua e poi, se piace il vino per esaltare il sapore di certi cibi, meglio berne un bicchiere di quello buono piuttosto che tre di un prodotto scadente». «Chi è astemio non ha nessun motivo medico per iniziare a bere vino - conferma Carla Favaro, nutrizionista dell’Università di Milano Bicocca -. Anche perché non dobbiamo sottovalutare le calorie che introduciamo attraverso l'alcol: in un bicchiere di vino ce ne sono circa 90 e negli Stati Uniti gli alcolici sono al quinto posto fra gli elementi responsabili di sovrappeso e obesità che, a loro volta, favoriscono lo sviluppo di malattie cardiovascolari e tumori». «Rinunciare a due bicchieri di vino al giorno significa tagliare circa 1400 calorie alla settimana. In un mese vuol dire perdere quasi un chilo di peso, con un effetto sul rischio cardiovascolare molto più consistente rispetto a quello, ipotetico, del bicchiere di vino» conclude Ghiselli.

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